Il dolore al femminile

I dati epidemiologici documentano che molte delle patologie responsabili di dolore cronico tendono ad avere incidenza maggiore nella popolazione femminile.

Il dolore cronico rappresenta uno dei maggiori problemi sanitari nella realtà mondiale, in considerazione delle gravi conseguenze, sia personali per gli effetti invalidanti di tipo fisico, psico-emozionale e socio-relazionale, sia collettive per gli importanti costi economici diretti (assistenza sanitaria e farmaci) e indiretti (assenze lavorative, riduzione della capacità funzionale) che hanno un impatto molto pesante sul sistema sanitario e sociale.

Circa il 30% della popolazione adulta europea soffre di dolore cronico, in media per almeno 5 anni. L’endometriosi rappresenta la prima causa di dolore pelvico cronico in donne in età fertile, con un devastante impatto sulla qualità di vita.

Diversi studi documentano che molte delle sindromi dolorose croniche tendono ad avere incidenza maggiore nella popolazione femminile; le donne, inoltre, spesso presentano condizioni dolorose concomitanti e l’assetto ormonale può condizionare in maniera significativa .

Tra le cause più comuni di dolore cronico al femminile si enunciano sindromi dolorose molto comuni quali lombalgie, cefalee ed emicranie, artrosi, artrite reumatoide, sindrome del colon irritabile, osteoporosi, dolore oncologico e neuropatico.

Oltre a queste sindromi bisogna ricordarne alcune che interessano prevalentemente il genere femminile, come la fibromialgia, il dolore pelvico cronico e le patologie dolorose ginecologiche quali la dismenorrea e l’endometriosi sintomatica , la cistite interstiziale,la vulvodinia che rappresentano condizioni patologiche di complesso approccio diagnostico – terapeutico.

E’ necessario considerare che le donne dimostrano una maggiore sensibilità al dolore, dovuta a differenze anatomiche e fisiologiche , come quelle ormonali precedentemente accennate, che agiscono sull’attività del sistema nervoso, rendendolo più sensibile e reattivo agli stimoli dolorosi.

Alcuni studi scientifici hanno evidenziato come estrogeni, progesterone e altri ormoni sessuali espletano i propri effetti sia sul sistema neurologico nocicettoriale sia sul circuito attenzione-apprendimento-memoria della sfera cognitiva, rendendo le donne più ricettive allo stimolo doloroso.

Il non trattare in modo adeguato il dolore può provocare conseguenze gravemente invalidanti che inficiano la qualità della vita investendo tutti gli ambiti, personale, familiare, socio-relazionale e professionale.

E’ importante non trascurare gli effetti negativi di una sintomatologia dolorosa cronica sull’equilibrio psico-emotivo, in quanto il perdurare del dolore nel tempo comporta l’alterazione delle capacità psichiche del soggetto nell’affrontare la realtà quotidiana del paziente fino all’insorgenza di disturbi , quali depressione e ansia, che con il passare del tempo tendono a cronicizzare e a trasformarsi anch’esse in patologia a sé stante.

Dolore cronico e depressione presentano un’interazione di tipo bidirezionale anche dal punto di vista neurofisiologico in quanto condividono alcuni mediatori neurochimici del sistema nervoso centrale, quali serotonina e noradrenalina, coinvolti nelle vie nervose interessate sia del dolore sia dell’umore; alterazioni di tali sistemi dovuti a depressione possono concorrere nell’amplificare il messaggio nocicettivo in quanto sono inibiti i suoi sistemi di controllo.

Si instaura così un meccanismo di amplificazione reciproca tra dolore fisico e psicologico, circolo vizioso che tende a peggiorare progressivamente le due componenti. Inoltre i concomitanti disturbi del sonno concorrono ad aggravare il quadro generale.
Nella donna la tolleranza al dolore è strettamente connessa al ciclo degli ormoni. Nella donna fertile la soglia del dolore non è stabile ma varia con il ciclo. E’ più alta nella fase follicolare e poi si abbassa nella fase luteale. Gli stessi test, effettuati su donne incinte, hanno dimostrato come in gravidanza la soglia del dolore sia elevata.Si ipotizza che queste risposte differenti facciano parte di un più ampio sistema con cui maschie e femmine rispondono allo stress. Sembra quasi che le risposte dell’uomo e della donna siano complementari. In corso di dolori sperimentali il cervello femminile evidenzia una grande attività nel sistema limbico mentre nell’uomo l’attività maggiore avviene nelle aree cognitive.
Inoltre anche la risposta agli oppioidi è differente. I maschi rispondono bene agli agonisti dei recettori µ (Mu), mentre le femmine di meno. Gli ormoni entrerebbero in gioco anche nella modulazione del sistema oppioide. Pare che l’estradiolo ad esempio sia in grado di “nascondere” il recettore µ con conseguente minore effetto analgesico quando si usano identiche quantità di oppioidi nei due sessi “.

E’ possibile se le diverse situazioni ormonali possano interferire sugli stati di ansia o predisporre a quegli sbalzi di umore che si vedono spesso nelle donne?

La conclusione è sì. Uomini e donne non solo appaiono differenti ma sono costruiti in modo diverso. In particolare oggi la scienza ci dice che le donne sono a rischio per molte condizioni di dolore.

Studi sperimentali effettuati con la PET ci dicono che il cervello dell’uomo e della donna reagiscono in modo differente quando viene mandato uno stesso impulso doloroso. Di fronte ad un identico stimolo algogeno il cervello delle donne attiva molte più aree corticali dell’uomo.

Addirittura si attivano arre cerebrali contro laterali (talamo ed insula) il cui significato è ancora oscuro.

2017-04-26T17:31:28+00:00

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